Myanmar, Aung San Suu Kyi condannata a quatto anni di carcere

Aung San Suu Kyi è stata condannata da un tribunale birmano a quattro anni di carcere. Secondo i giudici, l’ex capo del governo del Myanmar, destituita il 1 febbraio a seguito di un colpo di stato militare, è stata ritenuta colpevole di aver incitato la folla alla ribellione e di aver violato le regole sanitarie legate alla pandemia.

San Suu Kyi è imputata anche di corruzione, frode elettorale e violazione del segreto di stato

A confermare la pena è stato un portavoce della giunta militare al governo, Zaw Min Tun, secondo quanto riportato dall’agenzia Afp. San Suu Kyi, 76enne premio Nobel per la pace, è sotto processo da mesi con numerosi capi d’accusa. Dovrà anche difendersi dal sospetto di aver importato illegalmente strumenti di comunicazione: dei walkie-talkie sarebbero infatti stati ritrovati nella sua abitazione. È imputata inoltre di violazione della legge sul segreto di stato, di corruzione e di frode elettorale.

Aung San Suu Kyi
Aung San Suu Kyi nel 2010 a Yangon, nel Myanmar © Drn/Getty Images

Anche l’ex presidente del Myanmar, U Win Myint, è stato condannato a quattro anni di reclusione, ma secondo le informazioni diffuse dalla stampa internazionale non dovrebbe essere portato in cella. La giunta militare birmana, tuttavia, non ha fornite ulteriori indicazioni merito.

In carcere dal 1 febbraio, giorno del colpo di stato militare

Ciò che si sa è che San Suu Kyi è detenuta in carcere dal giorno del colpo di stato. Ovvero da più di dieci mesi. Le udienze dei suoi processi si tengono inoltre a porte chiuse, il che rende impossibile ogni forma di controllo da parte di osservatori esterni. Né la giunta militare, né la stampa ufficiale forniscono alcun tipo di informazione su ciò che avviene nei tribunali. Agli stessi avvocati dell’ex capo del governo del Myanmar è stato vietato di rilasciare dichiarazioni ai mezzi d’informazione.

L’associazione umanitaria Amnesty International ha commentato duramente la sentenza a carico di San Suu Kyi: “Le pesanti pene inflette sulla base di accuse deboli rappresentano l’ultimo esempio in ordine di tempo circa la determinazione dell’esercito di eliminare ogni opposizione e asfissiare la libertà nel Myanmar”. L’organizzazione non governativa ritiene che più di 1.300 persone siano state uccise da quando i generali sono al governo e più di 10mila arrestate nel quadro della repressione.

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