Francesca Santoro, Commissione oceanografica Unesco. Il blu va protetto quanto il verde

“Il pianeta Terra si dovrebbe chiamare Acqua”. Lo disse Arthur Clarke, scrittore ed esploratore. Gli oceani, effettivamente, ricoprono i tre quarti della superficie terrestre e ci forniscono una percentuale compresa fra il 50 e l’80 per cento dell’ossigeno che respiriamo. Per questo “è giusto parlare di verde, ma bisogna parlare anche un po’ di blu”, ricorda Francesca Santoro, membro della Commissione oceanografica intergovernativa Unesco, prendendo la parola nel corso dell’evento di presentazione del settimo Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile di LifeGate, tenutosi a Milano il 22 settembre 2021.

Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2021 – 2030 Decennio delle scienze del mare per lo sviluppo sostenibile allo scopo di aumentare gli sforzi per la tutela del preziosissimo ecosistema oceanico e per arrivare a soddisfare il 14esimo obiettivo fissato dall’Agenda 2030, dedicato alla vita sott’acqua.

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Gli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 © Onu

Quali problematiche affrontare per salvaguardare gli oceani

Una delle minacce più serie per gli oceani è l’inquinamento causato dalla plastica: 1.400 specie marine la contengono. La sensibilità dei cittadini nei confronti di questo problema sta crescendo: nell’indagine condotta da LifeGate in collaborazione con l’istituto di ricerca Eumetra MR, il 60 per cento degli italiani ha dichiarato di usare meno plastica rispetto al periodo pre-Covid.

“Renderci conto di quanti oggetti in plastica monouso utilizziamo nella nostra vita quotidiana è il primo passo da compiere se vogliamo contribuire alla tutela dei nostri mari”, conferma Francesca Santoro. “Sembrerà strano, ma anche scegliere il traporto pubblico o la bicicletta invece della macchina ha un impatto sugli oceani, perché ci permette di ridurre il quantitativo di anidride carbonica, responsabile del fenomeno dell’acidificazione, che immettiamo in mare”.

L’acidificazione degli oceani, responsabile dello sbiancamento dei coralli e pericolosa per tutte le forme di vita sottomarine, fa parte dei problemi da risolvere accanto al sovrasfruttamento delle risorse ittiche e all’innalzamento del livello dei mari. Copernicus, il servizio europeo di monitoraggio sui cambiamenti climatici, ha pubblicato proprio il 22 settembre il suo ultimo rapporto sullo stato di salute degli oceani, nel quale si legge che il riscaldamento delle acque e lo scioglimento dei ghiacci stanno causando un aumento del livello del mare di 3,1 millimetri l’anno globalmente e di 2,5 millimetri l’anno nel Mediterraneo. Tassi “allarmanti”.

La tutela del mare alla Cop 26 e l’approccio dell’Unesco

Alla prossima conferenza sul clima delle Nazioni Unite, la Cop 26 che si terrà in Scozia nel mese di novembre, i leader dovranno trovare delle soluzioni concrete a questi problemi e discutere dei fenomeni meteorologici estremi che durante l’estate hanno interessato l’intero Pianeta. Fenomeni che sostengono la tesi degli scienziati dell’Ipcc, il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici, secondo cui dobbiamo agire adesso contro la crisi climatica per evitare di vivere in uno stato di emergenza continua.

“Mi aspetto che alla Cop 26 vengano prese delle decisioni forti che abbiano un impatto sulla vita e sul futuro delle persone. Si è parlato spesso di riconnettere le persone alla natura, come se noi fossimo qualcosa di estraneo, ma in realtà gli esseri umani sono parte della natura, sono parte dell’ecosistema. Solo partendo da questo presupposto possiamo promuovere i principi dello sviluppo sostenibile, assicurando che le generazioni future abbiano a disposizione le risorse di cui disponiamo noi ora”, conclude Santoro. Conosciamo ancora poco l’oceano: basti pensare che solo cinque individui sono stati nel suo punto più profondo, la fossa delle Marianne. Tuttavia, sappiamo cosa fare per proteggere il nostro inestimabile patrimonio marino: è ora di tuffarci a capofitto in questa sfida.

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Nazaré, in Portogallo, uno dei luoghi più suggestivi per ammirare l’oceano © Elisabetta Scuri/LifeGate

Il settimo Osservatorio sullo stile di vita sostenibile di LifeGate

I cittadini conoscono il concetto di sostenibilità, nelle sue varie declinazioni? Credono nel cambiamento? Sono disposti a ridisegnare le proprie abitudini quotidiane per renderle più rispettose del Pianeta e degli altri? A queste domande vuole dare risposta l’Osservatorio sullo stile di vita sostenibile condotto da LifeGate in collaborazione con l’istituto di ricerca Eumetra MR.

Il 22 settembre 2021 a Milano sono stati presentati i risultati della settima edizione nazionale, accompagnati da un focus sulle città di Milano e Roma. La ricerca è stata condotta su un campione di 921 individui rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne, con un approfondimento sulla Generazione Z. Il progetto vede il supporto di Gruppo Unipol, Koelliker, Michelin Italia, Ricola e Vaillant Italia.

I risultati sono incoraggianti: nonostante il periodo di incertezza legato all’emergenza sanitaria, il 75 per cento degli italiani si dichiara coinvolto in prima persona nei temi della sostenibilità, un dato in linea con quello di Milano (74 per cento) e Roma (79 per cento).

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