“Non partirò senza il mio staff”: parla il veterano che ha salvato centinaia di animali a Kabul

Paul “Pen” Farthing è un veterano che ha prestato servizio nella Marina militare britannica. Quindici anni fa, dopo una missione in Afghanistan, ha fondato nella capitale un’associazione che si prende cura degli animali abbandonati o maltrattati e che si occupa di ricongiungere i soldati con gli amici a quattro zampe che hanno incontrato sul posto.

Adesso che il paese asiatico, dopo una guerra durata più di vent’anni, è stato conquistato dai talebani e la popolazione teme per il proprio futuro e per i propri diritti, Farthing ha lanciato un appello al governo del Regno Unito, affinché i suoi colleghi possano trasferirvisi.

La folla all'aeroporto di Kabul dopo la caduta della capitale e l'ingresso dei talebani
La folla all’aeroporto di Kabul dopo la caduta della capitale e l’ingresso dei talebani © Afp/Getty Images

Le prime veterinarie dell’Afghanistan

Lo staff di Nowzad, questo il nome dell’organizzazione, comprende 71 membri. Presso la sua clinica sono state formate le prime veterinarie pienamente qualificate di tutto l’Afghanistan. “Penso non ci siano parole per descrivere cosa stanno provando”, racconta Farthing all’emittente britannica Bbc. “Voi cosa direste a una persona che probabilmente sarà costretta a sposare un combattente talebano e finire chiusa in casa, senza mai poter uscire ma dovendosi limitare a crescere dei figli con qualcuno che detesta totalmente?”.

Paul Farthing
L’obiettivo di Nowzad è quello di aiutare gli animali che si trovano in difficoltà o di ricongiungerli con i militari che fanno ritorno in patria © Paul Farthing/Facebook

“Presto il paese verrà dimenticato”

Il marine è profondamente avvilito dagli ultimi accadimenti. Crede che l’Occidente debba vergognarsi per quello che ha fatto alla nazione asiatica. “Dopo aver dato a questo popolo speranze, aspirazioni e sogni per il futuro, in una manciata di settimane glieli abbiamo portati via”. Non è convinto che il regime talebano sarà migliore che in passato e teme che, quando l’attenzione mediatica si sarà esaurita, nessuno si ricorderà più dell’Afghanistan e dei suoi abitanti.

La nascita di Nowzad

L’organizzazione di Paul Farthing è nata dall’amicizia con un cane molto speciale. I due si sono incontrati nel 2006 proprio nella città di Nowzad, quando i marine hanno salvato l’animale da un combattimento clandestino. Da quel giorno, il quadrupede non ha mai smesso di seguire il suo nuovo compagno umano, restando con lui per sei mesi. Al termine della missione, Farthing ha fatto di tutto per portarlo con lui nel Regno Unito. Ed è allora che gli è venuta l’idea di aiutare altri soldati con esperienze come la sua, fondando l’associazione che porta il nome della cittadina in cui tutto è iniziato.

Kabul, Afghanistan
All’associazione di Farthing va il merito di aver formato le prime veterinarie donne in Afghanistan © Nowzad

Salvare il mondo “Un cane alla volta”

Attualmente, il santuario di Nowzad ospita 140 cani e 40 gatti, e ha finora permesso il ricongiungimento di 1.600 militari con gli animali che hanno tratto in salvo durante la loro permanenza in Afghanistan. Farthing ha raccontato la sua esperienza in un libro dal titolo One dog at a time, “Un cane alla volta”; il ricavato delle vendite serve a finanziare le attività del gruppo.

Kabul, Afghanistan
L’organizzazione ospita momentaneamente 140 cani e 40 gatti © Nowzad

Il destino di Kabul

Il ministero degli Esteri del Regno Unito ha rilasciato una nota in cui si assicura che Farthing e il suo staff riceveranno assistenza. In questo momento, i cittadini britannici che possono fare ritorno in patria sono interpreti, consulenti culturali, dipendenti governativi e il personale dell’ambasciata, oppure individui ritenuti ad alto rischio imminente.

Tuttavia, il governo sta lavorando a dei piani personalizzati per assicurare alla totalità dei rifugiati provenienti dall’Afghanistan un rientro in sicurezza. La speranza è che non solo questo avvenga, ma che anche tutti gli animali trovino una sistemazione adeguata. È un bene che angeli come Farthing e colleghi possano “volare via” dal paese, ma dell’Afghanistan, senz’angeli, non resterà che un inferno.

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